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VE Magazine n. 2/2019


Collaborare per vincere la sfida del lavoro

09 dicembre 2019


Negli USA, il 5% della popolazione detiene il 66% del totale della ricchezza della nazione più ricca del Mondo. In meno di 40 anni (a partire dal 1982 sino ai giorni nostri), l’ammontare di ricchezza della fascia più alta della popolazione è cresciuta di oltre 30 volte, mentre la rimanente parte composta da individui e famiglie si è indebitata. In Europa non è facile ottenere dati aggregati visto che i dati dei singoli Paesi sono molto diversi l’uno dall’altro, proprio per l’indipendenza della politica fiscale e di bilancio di ciascuno, e fermo restando che la politica monetaria della BCE si può applicare solo ai Paesi dell’area Euro, e dunque non all’intera Europa geografica. In ogni caso, tenendo in considerazione la ricchezza pre-tassazione, risulta che il top 1% della popolazione abbia beneficiato del 17% della crescita di ricchezza complessiva in Europa, laddove il 50% meno abbiente ha beneficiato di una crescita aggregata del 15%. Da questi pochi dati si può capire come, in meno di 40 anni, l’ineguaglianza si sia estesa sino a diventare intollerabile in Paesi come gli USA. La nascita dei populismi è solo una delle conseguenze più evidenti. Se quanto sopra è vero e corretto, il lavoro diventerà sempre più importante ed indispensabile per evitare che la forbice si allarghi ancora di più. Per questa ragione è utile esplorare, in chiave prospettica, quale è e quale sarà il lavoro del futuro (ovvero i lavori del Futuro), e come cambieranno o dovranno cambiare le relazioni tra lavoratori, il mercato e il sistema pubblico. Guardando ancora una volta i dati, il futuro del lavoro può essere considerato sia radioso che oscuro. Secondo il McKinsey Global Institute, tra 40 e 160 milioni di donne lavoratrici dovranno essere formate per cambiare occupazione entro il 2030, spesso in una occupazione che richiede competenze di livello tecnico. Assistenti amministrativi, contabili, impiegati del back office, sono tutti impieghi destinati a cambiare, se non a scomparire, nei decenni a seguire, tenendo in considerazione la variabile più importante di tutte: l’impatto della tecnologia. Un esempio su tutti, considerando per esempio il ruolo di segretaria e/o segretario di direzione: con l’avvento e lo sviluppo di nuove tecnologie, ci sono programmi e algoritmi che, a meno di 10 dollari al mese, sono in grado di comprendere il linguaggio naturale, gestire un calendario e dunque in maniera totalmente autonoma anche una o più agende personali, rispondere ad email: pochissimi si accorgono della differenza, sia gli utilizzatori che coloro che si confrontano con questo assistente virtuale, ed utilizzare un servizio del genere è qualcosa di davvero innovativo. L’algoritmo è sempre disponibile, non si ammala, non va in vacanza, non chiede permessi. Dunque le segretarie sono spacciate. O forse no, se si guarda con attenzione. L’algoritmo ha anche dei punti deboli. L’algoritmo non parla, l’algoritmo non capisce il contesto nel quale si trova, l’algoritmo risponde sempre a tutti nello stesso modo, l’algoritmo non distingue tra un fornitore o un cliente, tra un azionista e un concorrente, e soprattutto l’algoritmo non comprende le priorità e non è in grado di anticiparle ovviamente. L’algoritmo è funzionale, costa pochissimo (10 dollari al mese, calcolate voi la differenza con il costo effettivo di una segretaria e/o un segretario di direzione), e dunque si affermerà, certamente, non si devono avere dubbi su questo: ma è altrettanto vero che le abilità e le qualità di una buona segretaria o segretario di direzione sono utilissime e non replicabili e possono essere utilizzate in altri ambiti, probabilmente anche più produttivi. La conclusione empirica di quanto espresso sopra, e senza la pretesa di essere un’analisi completa, è che il lavoro del Futuro sarà certamente molto diverso da quello attuale, poiché si comporrà di attività differenti, ma le qualità, le cosiddette soft skills di una persona, saranno sempre più necessarie. Le tecnologie, e l’intelligenza artificiale su tutti, pongono delle sfide molto significative, soprattutto per quelle attività a basso valore aggiunto e ad alto costo di personale. Uno studio di Oxford Economics conferma il trend: entro il 2030 verranno sostituiti da robot circa 30 milioni di lavoratori. Amazon, la più grande multinazionale di vendita on line al mondo, spenderà circa $ 700 milioni per formare oltre 100mila lavoratori in USA entro il 2025, poiché le loro funzioni saranno sostituite da robot. Tuttavia, se si legge attr averso i numeri, e non si leggono solo i numeri, si scopre che so lamente il 10% per cento dei lavori cosiddetti obsoleti verranno sostituiti ad un liv ello di automazione superiore al 90%. Ci sa - ranno sempre, per molto molto tempo, essere umani a fianco alle macchine: uno studio prestigioso pubblicato sulla Harward Business Review, che ha coinvolto 1500 aziende, stabilisce che coloro che utilizzano l’automazione come complemento di skills umane piuttosto che per sostituire essere umani, vincono sul lungo periodo con riguardo all’incremento di produttività. L’impatto della tecnologia sul Futuro del lavoro non è influenzato solo da nuovi prodotti, ma anche da nuovi modelli di business come la Giga economy, che si sono affermati tra le maglie della regolamentazione ferma ad un modello di sviluppo del XIX secolo. La Fabbrica non è più il centro della vita economica e di sviluppo delle economie moderne: Uber, Airbnb, Deliveroo, ognuna di loro ha rivoluzionato un modello di business che sembrava impossibile scalzare, e tutto questo ad una velocità senza precedenti. L’esponenzialità ha prevalso sulla linearità. Per queste ragioni, non si può più aspettare, ma occorre agire se si vuole avere un Futuro inclusivo per il lavoro. Durante la Prima Rivoluzione Industriale il movimento Luddista ha rappresentato un primo momento di protesta operaia alla industrializzazione e meccanizzazione, e si è espresso attraverso azioni di sabotaggio vere e proprie. Semi di contestazione e di malessere sociale sono molto evidenti ai giorni nostri. Ci sono e ci saranno sempre più segnali di protesta contro la Terza Rivoluzione Industriale, oggi in atto. Ma seguire la cieca rabbia, senza un’analisi attenta e una chiara visione delle cose, può portare anche ad abbagli senza precedenti, e ad un oscurantismo privo della necessaria tensione verso il Futuro. Basti pensare che, ad esempio, nel 2018 l’Intelligenza Artificiale (rectius, business collegati all’intelligenza artificiale e la sua implementazione) hanno generato più lavori di quanti ne siano andati persi per la sua implementazione. Il fattore umano, come abbiamo visto, rimarrà cruciale, soprattutto su strategia, design, engagement dei consumatori e lo sviluppo di futuri talenti. Occorre governare il cambiamento con una attenta analisi della realtà e una direzione strategica chiara ed orientata ad un orizzonte di lungo periodo. Il ruolo dei lavoratori dovrà spostarsi sempre più sulla massimizzazione del cd. customer value e risolvere problemi complessi invece di focalizzarsi su guadagni in efficienza e lavori meccanici. Questa la strada maestra. Le caratteristiche tipicamente Umane come Empatia, Intelligenza Emotiva, Pensiero Critico e Discernimento, saranno determinanti in un Futuro sempre più dominato dalla Tecnologia. Per questa ragione, il modello educativo dovrà essere profondamente cambiato poiché non ci sarà più un’educazione basata sulla formazione e l’introduzione al lavoro, ma attività lavorativa ed educativa andranno di pari passo tra loro, con una formazione permanente. Sempre maggiore enfasi verrà posta alla formazione durante la vita lavorativa, come la stessa Amazon, per esempio, sta facendo o come, per rimanere in Europa, stanno facendo per esempio AXA e Danone, che si sono impegnate ad aumentare il numero delle ore di formazione dei propri dipendenti di almeno il 20% entro il 2020. Appare dunque evidente come si assisterà ad un grande cambiamento della Cultura del Lavoro, con una maggiore condivisione di skills e risorse non solo in azienda, ma tra aziende. Si assisterà inoltre ad una serie di interventi pubblici e aziendali per garantire una maggiore stabilità economica, e non necessariamente lavorativa, e si assisterà altresì ad un lavoro più coeso tra aziende private e aziende pubbliche. Un futuro distopico AI-centrico può certamente essere evitato ma solo se si allinea il Futuro che si immagina con concrete azioni a sostegno di questo obiettivo così che si possano raggiungere “migliori standard di vita, migliori condizioni lavorative, maggiore sicurezza economica, e un miglioramento della salute e della longevità”, come afferma l’ultimo rapporto del MIT. Il Futuro del lavoro è dunque legato allo studio e all’implementazione di azioni complesse, che attengono sia alla sfera delle politiche pubbliche, come un extra-compenso ai lavoratori con i salari più bassi, sia alla sfera delle iniziative aziendali, come il supporto per la formazione e sistemi di protezione assicurativa. Sono tutte sfide importanti, che richiedono la più Umana delle capacità: la capacità di Collaborare.

Massimiliano D’Amico